Caco Coliving al Social Innovation Campus

coliving social innovation campus
Casa Coliving nasce per favorire la rinascita dei borghi delle aree interne, unendo lavoro da remoto, nuova imprenditorialità e vita di comunità. Un progetto che trasforma i territori in luoghi attrattivi dove vivere, lavorare e costruire futuro.

L’intervento di Andrea Zanzini, ideatore di Caco, al Social Innovation Campus di Fondazione Triulza per presentare il senso e gli obiettivi di rigenerazione territoriale del progetto

La trascrizione dell’intervento:

Ringrazio innanzitutto per l’invito. Per raccontarvi che cos’è Casa Coliving parto da ciò che facciamo quotidianamente insieme agli amici e ai colleghi con cui lavoro.

Il nostro lavoro consiste nell’accompagnare la nascita e lo sviluppo di esperienze di impresa nelle aree interne e nei territori più fragili del Paese. Si tratta spesso di cooperative o progetti imprenditoriali simili a quelli che sono stati raccontati poco fa e a quelli che sentirete tra poco.

Far nascere nuove imprese in questi territori è certamente più difficile rispetto ad altri contesti. Le difficoltà non mancano. Tuttavia, ciò che rende bello il nostro lavoro è che non ci occupiamo soltanto di business plan, progetti o attività economiche, ma anche – e forse soprattutto – di qualcosa di più profondo: ci occupiamo di innamoramenti.

In un certo senso incubiamo innamoramenti. Innamoramenti per il proprio territorio, per il paesaggio, per le relazioni che si possono costruire e coltivare all’interno di una comunità. Spesso questi innamoramenti diventano vere e proprie scelte di vita, soprattutto per molti giovani – e direi sempre più spesso.

Non si tratta soltanto di chiedersi quanto si guadagnerà o quale sarà lo stipendio, ma di valutare anche altri fattori: la qualità della vita, la possibilità di avere un equilibrio tra lavoro e tempo libero, e l’opportunità di vivere in un luogo che, dal punto di vista naturale e umano, offre qualcosa di diverso rispetto ai contesti urbani o troppo urbanizzati.

Negli ultimi sette anni abbiamo incontrato oltre 300 progetti di questo tipo. Abbiamo cercato di accompagnarli e sostenerli per quanto possibile. In questo percorso ci siamo accorti di una cosa importante: quando in un piccolo borgo o in un paese nascono nuove economie e nuove imprese, spesso rinasce anche la vita sociale e migliora la qualità della vita complessiva.

Tuttavia emerge un problema molto concreto: mancano le abitazioni.

Questi luoghi, proprio perché tornano a essere vivi e attrattivi, attirano persone che vorrebbero trasferirsi. Io vengo da Pennabilli, nell’entroterra della provincia di Rimini. È un paese straordinario, molto attivo: ci sono tante associazioni e pensate che in un paese di appena duemila abitanti ci sono cinque musei.

Eppure, come accade in molti borghi delle aree interne – che ricordiamolo rappresentano circa il 60% del territorio italiano – se qualcuno volesse trasferirsi a viverci stabilmente farebbe grande fatica a trovare una casa. Non parlo di una sistemazione per qualche giorno o per una vacanza, ma di una casa in cui vivere tutto l’anno.

Così ci siamo resi conto che, anche dove riuscivamo a far rinascere questi territori dal punto di vista economico e sociale, chi era attratto da questi luoghi – soprattutto i giovani – non riusciva poi concretamente ad andarci a vivere.

È proprio da questa consapevolezza che nasce Casa Coliving. È un progetto che in qualche modo chiude il cerchio del nostro lavoro e della nostra visione sulle aree interne.

Casa Coliving è un luogo in cui vive una piccola comunità di persone, ragazzi e ragazze italiani e stranieri. Ognuno ha il proprio spazio privato – una stanza o un appartamento – ma ci sono anche spazi condivisi, come la cucina e altri ambienti comuni.

Tra questi c’è anche uno spazio di coworking attrezzato, con connessione in fibra, un grande camino e tutte le condizioni necessarie per lavorare bene anche da remoto. Si può lavorare all’interno, ma anche nel giardino, immersi in un contesto naturale molto diverso da quello urbano.

Ma Casa Coliving non è soltanto un luogo in cui abitare o lavorare. È anche uno spazio che intreccia la vita di chi arriva con quella della comunità locale. Chi viene a vivere da fuori viene accompagnato a conoscere gli abitanti di Pennabilli, le associazioni, le tante attività culturali e sociali del territorio.

Inoltre, chi arriva con un’idea o un sogno nel cassetto può essere aiutato da me e dai miei colleghi – che si occupano di incubazione d’impresa – a sviluppare il proprio progetto, magari di imprenditoria sociale, portando un ulteriore contributo allo sviluppo delle aree interne.

In questo modo si crea una sorta di quadratura del cerchio: maggiore qualità della vita, nuove opportunità di lavoro, incubazione di progetti imprenditoriali e una maggiore resilienza dei borghi e dei territori.

C’è poi un ultimo aspetto che considero molto importante. Chi arriva da fuori e sceglie di vivere in un luogo come Pennabilli – o in qualsiasi altro borgo delle aree interne – porta con sé visioni, competenze, culture ed esperienze diverse. A volte anche nuove capacità di innovazione.

Questi contributi possono essere straordinariamente importanti per la rigenerazione dei territori. L’incontro tra chi arriva e chi già vive in questi luoghi può generare nuove energie e nuove prospettive.

Naturalmente parliamo di persone che arrivano non per fare turismo – pur con tutto il rispetto per il turismo – ma con la volontà di vivere realmente questi luoghi e interagire con le comunità locali.

Questa interazione rappresenta una grande opportunità: può aiutare concretamente la rigenerazione dei territori e delle loro comunità, ma allo stesso tempo è anche un grande regalo per chi sceglie di trasferirsi, perché spesso la ricchezza che si trova in questi luoghi, sotto molti punti di vista, è davvero straordinaria.

Vorrei infine aggiungere una riflessione.

Gli ospiti del coliving sono spesso remote worker, lavoratori da remoto. Ne abbiamo accolti anche da molti paesi europei, dove questa modalità di lavoro è molto più diffusa rispetto all’Italia.

Ho visto personalmente come molte persone, lavorando immersi nella natura, in un giardino o accanto a un parco naturale, abbiano ritrovato benessere, motivazione e anche una maggiore produttività.

Per questo mi piacerebbe immaginare una sorta di patto tra chi lavora per la resilienza e la rigenerazione di questi territori e le imprese che impiegano questi lavoratori. Un patto che permetta, anche solo per periodi temporanei, di favorire il lavoro da remoto in questi contesti.

Sono convinto che sarebbe un accordo vantaggioso per tutti: per i territori, che riceverebbero nuove energie e competenze, ma anche per le imprese, perché la qualità del lavoro e l’efficacia delle persone potrebbero migliorare sensibilmente.

Insomma, sarebbe davvero un patto win-win.

Grazie.

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