Un co-living sull’Appennino romagnolo per combattere lo spopolamento

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ANSA racconta Ca’Co, il coliving rurale sull’Appennino romagnolo nato per attrarre nuovi abitanti, nomadi digitali e lavoro nelle aree interne.

ANSA racconta Ca’Co: un coliving sull’Appennino romagnolo per contrastare lo spopolamento

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Il coliving rurale può diventare uno strumento concreto per riportare vita, lavoro e relazioni nei borghi e nelle aree interne. È questo il cuore del racconto pubblicato da ANSA su Ca’Co, la casa di coliving e coworking rurale nata sull’Appennino romagnolo, a Pennabilli, per accogliere lavoratori da remoto, nomadi digitali, professionisti, creativi e persone in cerca di un nuovo equilibrio tra vita e lavoro.

L’articolo mette in luce il senso profondo del progetto: non un semplice luogo dove soggiornare, ma una piccola comunità temporanea e aperta, capace di creare connessioni tra chi arriva e chi vive già il territorio. Ca’Co nasce infatti come spazio per vivere e lavorare in Appennino, ma anche per conoscere il paese, partecipare alla vita locale e contribuire alla rigenerazione delle aree interne.

Un coliving in Italia per chi cerca nuovi equilibri tra vita e lavoro

Nel racconto di ANSA, Andrea Zanzini, responsabile ricerca e sviluppo di Appenninol’Hub, spiega che lavorare sulle aree interne significa creare occasioni di sviluppo, migliorare i legami sociali e rendere i territori più attrattivi, in particolare per giovani e nuovi abitanti.

Ca’Co risponde proprio a questa visione: è un coliving in Italia pensato per chi lavora da remoto, per chi desidera rallentare, per chi vuole sperimentare una forma diversa di abitare e per chi cerca un luogo dove il lavoro non sia separato dalla qualità della vita.

Qui il coworking rurale non è solo una postazione con connessione internet, ma un ambiente in cui il lavoro incontra la natura, la comunità locale, i ritmi del borgo e le relazioni quotidiane.

Ca’Co, rural coliving sull’Appennino romagnolo

Ca’Co si trova in un antico casale ristrutturato a Pennabilli, sull’Appennino romagnolo. L’edificio ospita tre appartamenti e una grande sala in pietra dedicata al coworking. ANSA racconta anche alcuni dettagli della casa, dove sono ancora visibili le tracce della sua storia rurale: la vecchia stalla, il pollaio, la mangiatoia trasformata in divano, le nicchie nei muri che ricordano la vita contadina del casale.

Questi elementi rendono Ca’Co un’esperienza diversa dai classici spazi di coliving coworking urbani. Qui il valore non sta solo nei servizi, ma nel rapporto con il territorio: la possibilità di vivere in un borgo, lavorare da remoto, conoscere gli abitanti, esplorare l’Appennino e sentirsi parte di una comunità.

Coliving, borghi e aree interne: una risposta allo spopolamento

Lo spopolamento delle aree interne è una delle grandi sfide italiane. Molti borghi hanno perso abitanti, servizi, lavoro e opportunità. Ma l’esperienza di Ca’Co mostra che questi luoghi possono tornare attrattivi se vengono costruite condizioni reali per abitarli: case accoglienti, spazi di lavoro, connessioni sociali, servizi, progetti culturali e nuove economie locali.

Secondo quanto riportato da ANSA, Ca’Co ospita durante l’anno lavoratori e nomadi digitali provenienti dall’Italia e dall’estero, con l’obiettivo di offrire un’alternativa a chi cerca un nuovo rapporto tra vita e lavoro. L’idea non è il turismo veloce, ma la permanenza: restare più a lungo, scoprire il territorio, entrare in relazione con gli abitanti.

In questo senso il coliving rurale diventa anche uno strumento di rigenerazione: porta nuove persone, nuove competenze, nuove domande e nuove energie nei paesi.

Nomadi digitali, creativi e professionisti: chi arriva a Ca’Co

Nel tempo Ca’Co ha accolto persone molto diverse: lavoratori da remoto, startupper, consulenti, scrittori, professionisti internazionali e persone in cerca di una pausa generativa. Nell’articolo ANSA vengono citati, tra gli altri, una coppia americana composta da uno sceneggiatore e una consulente d’impresa, una donna impegnata nella scrittura di un libro sulla propria vita e un giovane startupper rimasto a lavorare a Ca’Co per tre mesi.

Ciò che accomuna queste esperienze è il desiderio di abitare un luogo in modo più profondo: non solo lavorare da remoto, ma vivere un contesto, costruire relazioni, lasciarsi attraversare dal paesaggio, dai ritmi e dalle storie dell’Appennino.

Un progetto sostenuto dai fondi europei e dalla Regione Emilia-Romagna

ANSA sottolinea anche il ruolo dei fondi pubblici e delle politiche di coesione nel sostenere progettualità come Ca’Co. Appenninol’Hub, impresa sociale promossa da Vorrei, ha ricevuto negli anni finanziamenti europei attraverso FESR e FSE+, e nel 2024 è stato riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna come primo incubatore nazionale per lo sviluppo sostenibile delle aree interne.

Questo aspetto è centrale: i progetti di rigenerazione territoriale hanno bisogno di tempo, cura e continuità. Non producono effetti immediati, ma costruiscono condizioni perché i borghi tornino a essere luoghi desiderabili, abitabili e produttivi.

Vivere e lavorare in Appennino: Ca’Co come alternativa possibile

Ca’Co dimostra che un’altra idea di abitare è possibile. Un rural coliving in Italy può essere più di una soluzione abitativa temporanea: può diventare un laboratorio di comunità, uno spazio di lavoro condiviso, un presidio contro l’isolamento e un’occasione per immaginare nuove economie nei territori montani e appenninici.

Per chi cerca un coliving in Italia, per chi lavora da remoto, per chi vuole sperimentare un periodo in un borgo o organizzare un team retreat in natura, Ca’Co offre un’esperienza radicata: non un luogo qualunque, ma una casa nell’Appennino romagnolo dove il lavoro incontra la comunità, il paesaggio e la possibilità di restare.

Leggi l’articolo ANSA dedicato a Ca’Co e scopri come il coliving rurale può contribuire alla rinascita delle aree interne.

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